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Sarno, indagine sullo spaccio: la mamma ha “tradito” il figlio

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SARNO. È stata una mamma a dare il via alle indagini, o comunque a fornire un grosso supporto agli investigatori, concentrate sulle 11 persone arrestate con l’accusa di detenzione di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è quella condotta dalla Procura di Nocera Inferiore nel Comune di Sarno, con la droga che arrivava dai paesi vesuviani.

La donna ha passato informazioni ai carabinieri riguardo la persona che riforniva di droga il figlio. Da lì, gli investigatori hanno aperto uno squarcio sui 6 gruppi individuati dal sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti che spacciavano cocaina su tutto il territorio sarnese. “Un lavoro preciso ed eccellente” ha specificato il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, che ha portato 7 persone in carcere e 6 agli arresti domiciliari.

Gli indagati usavano, come da prassi, un linguaggio in codice per mascherare i loro traffici: la droga diventava spesso “mozzarella” o “caffè”. L’attività era talmente florida che in un’intercettazione, i carabinieri registreranno la prudenza di chi spacciava: “Andiamo più piano, la gente è troppa“. Eppure, chi veniva fermato con la dose acquistata un minuto prima non aveva problemi a dare indicazioni sull’identità del pusher di riferimento.

Circostanza già emersa in più di un’indagine della Procura di Nocera, che segna una rottura con il passato e la possibilità per chi indaga di individuare prima i nuclei dediti allo smercio dello stupefacente. Tra tutti i gruppi individuati non vi era alcuna concorrenza: se la droga non era nelle disponibilità del primo, subentrava il secondo. Con i radar dei carabinieri già posizionati sugli undici da diverso tempo, grazie a telecamere, intercettazioni e verbali di sommarie informazioni riempiti dagli acquirenti.

E lo spaccio avveniva da ogni luogo, non solo dalle case di alcuni degli indagati (due erano ai domiciliari ma ricevevano puntualmente i loro acquirenti) ma anche da una villa. La struttura situata in via Sarno Palma presentava infatti una grata, dalla quale uno degli indagati, un 54enne, forniva la dose di cocaina ai giovani assuntori.
La zona presentava anche delle telecamere, con le quali si dava la possibilità a chi gestiva lo spaccio di far cautela sull’arrivo dei carabinieri. Che a loro volta, all’insaputa dei coinvolti, stavano già osservando le singole attività di spaccio. Una delle persone finite in carcere dopo il blitz aveva in casa 30 grammi di cocaina. Tra i gruppi di pusher va segnalato quello composto da un marito e una moglie.

 

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