Faida di Scampia tra ordigni e sparatorie: 8 persone arrestate
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NAPOLI. La famosa “Faida di Scampia” del 2012 è ancora incisa nella memoria dei napoletani. 27 omicidi, sparatorie ed ordigni esplosivi. Dopo 6 anni sono stati individuati ed arrestati 8 mandanti ed autori dei deliti di camorra che hanno segnato le pagine di cronaca. I soggetti in questione dovranno rispondere, a vario titolo, di reati aggravati da finalità mafiose, omicidi, lesioni personali aggravate, detenzione illegale di armi e munizioni e bombe a mano.
Presi in consegna dai militari durante l’operazione il boss Arcangelo Abbinate ed alcuni membri dei vertici mafiosi come Salvatore Baldassarre, Ciro Barretta, Antonio Bastone, Raffaele Mincione, Giuseppe Montanera, Pietro Polverino e Anna Ursillo.
Gli inquirenti, durante l’inchiesta, hanno ricostruito alcune degli agguati della guerra tra i Vanella Grassi e gli Abete-Abbinante-Notturno. Entrambi i sodalizi criminali si occupavano della gestione delle piazze di spaccio di Scampia.
Dei 27 omicidi in questione, due sono quelli sulla quale gli inquirenti sono riusciti a far luce durante l’inchiesta.
Il primo è quello di Rosario Tripicchio. Luogotenente di Antonio Bastone, si era in seguito “girato”. Per questo motivo Bastone riuscì a convincere Arcangelo Abbinate ad ucciderlo per vendetta. A quanto pare durante la sua detenzione Tripicchio lo aveva esautorato dalla gestione degli affari.
A compiere il delitto furono lo stesso Arcangelo e Salvatore Baldassarre. Tripicchio fu crivellato di colpi mentre entrava in macchina, sotto la sua abitazione.
Il secondo omicidio è quello di Roberto Ursillo, parente e affiliato di Antonio Bastone. Fu ucciso a Chiaiano da un commando della Vanella Grassi.
Ad emettere la sentenza di morte fu Ciro Barretta. Lo scopo era mandare un messaggio ai rivali. I sicari lo seguirono nel traffico e dopo averlo affiancato esplosero diversi colpi di pistola mentre si trovava nella sua vettura.
A questo si uniscono gli episodi del 15 dicembre 2012, quando alcune bombe a mano furono lanciate da esponenti degli Abete-Abbinate-Notturno.
Una delle granate fu fatta detonare nel cortile delle case celesti, nell’insediamento popolare vicino Secondigliano. Un malfunzionamento evitò la detonazione. La seconda, pochi minuti dopo, fu lanciata nel cortile del Lotto G. L’esplosione ferì 2 minorenni e danneggiò 9 auto.
Il gesto serviva, secondo gli inquirenti, a dimostrare la “potenza” degli Abete-Abbinate-Notturno. La strage, sfiorata per un soffio, fece però calare il sostegno della gente di Scampia nei confronti del sodalizio mafioso e decretò la sconfitta del clan.
(fonte La Repubblica.it)