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Capaccio: “dietrofont di Palumbo sul Puc”, le dichiarazioni di Nicodemo

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CAPACCIO PAESTUM. Comunicato stampa a firma di Oscar Nicodemo

“”Il nuovo Puc di Capaccio Paestum avrà la firma di un archistar, di un progettista di levatura internazionale in grado di fare la differenza, cui affideremo a breve l’incarico attraverso un apposito bando pubblico”.

È la dichiarazione pubblica del sindaco Palumbo, all’interno di un articolo di “Stile TV”, la popolare testata locale, che ci informa di ulteriori e clamorosi cambiamenti amministrativi. Il più eclatante, non fosse altro per l’importanza fondamentale e altamente strategica che assume rispetto all’intero assetto territoriale, è quello che riguarda la redazione del nuovo Piano Urbanistico Comunale.

Si ha, così, che l’arch. Rodolfo Sabelli, responsabile apicale dell’area III, che aveva seguito tutti gli incontri partecipativi nelle varie contrade, e il cui impegno era ampiamente approvato e condiviso dal sindaco di Capaccio Paestum, non ne ha più competenza. Le è stata tolta proprio da Palumbo, che, inizialmente ne riconosceva l’adeguatezza.

Ora, polemicamente, ci mancherebbe altro, chiedo: perché questo spiazzante dietro front, per altro giustificato in virtù di una “causa nobile”, che resta per il momento oscura e misteriosa, da rendere accessibile – così dice il sindaco – al momento opportuno? Per quale motivo, i cittadini di questo comune non possono venire a conoscenza, nel modo più diretto e immediato, delle ragioni di interesse collettivo che dettano al sindaco dei cambiamenti amministrativi, necessari per perseguire finalità tanto distinte ed elette? Perché un sindaco sente il bisogno di escludere la popolazione dal proprio processo di evoluzione creativa e programmatica, che pure riguarda il miglioramento del territorio in cui essa vive?

Quanto alla dichiarazione iniziale del primo cittadino in merito all’archistar a cui affidare, tramite bando pubblico, la redazione del PUC, ho una curiosità, per così dire, da rilevare: ma, all’ “apposito bando pubblico” parteciperanno, per regolamento, tutte archistar? Diversamente, come fa il sindaco ad affermare con certezza che sarà proprio una di loro a redigere l’agognato strumento che il comune attende da anni? Un bando di concorso, nell’ordinamento giuridico italiano, mi pare venga inteso come l’atto amministrativo generale con il quale la pubblica amministrazione rende nota l’esistenza di un concorso pubblico, invitando chi possiede i requisiti indicati alla sua partecipazione, disciplinando e scandendo i vari momenti del suo svolgimento.

Dunque, per partecipare a quello in argomento, indetto dal nostro comune, non basta, evidentemente, essere un architetto di provata formazione professionale, ma bisogna aver raggiunto una fama di grande risonanza mediatica, come quella, appunto, delle archistar, che per definizione e notorietà possono essere equiparati ai personaggi dello show business, i cui progetti si caratterizzano per una stupefacente spettacolarità, ma anche per gli aspetti più mondani legati alla loro attività.

Veda, sindaco, mi rivolgo a lei, idealmente, per evenienza di estensione di quello che vado scrivendo, qui. Io non sono ideologicamente vicino alla maggior parte di quelli che la criticano, talvolta anche in maniera pretestuosa e banale. Io sono solo un amante della terra in cui ho scelto di restare, che ha a cuore le sorti di questo comune. Pertanto, le dico che fossi stato io al posto suo avrei prediletto un anti-archistar, e non una “soubrette” dell’architettura, che in quanto arte e scienza dovrebbe essere al servizio della felicità, come sostiene Fabio Mariani (un architetto coi fiocchi), non soddisfare il banale gusto bizzarro di un eccentrico narcisismo ideativo.

E, mi viene in mente Crozza, che riduce Massimilino Fucksas a un “Fuffas” qualsiasi. Sono certo che anche lei, come i suoi collaboratori, alla fine prenderà una corretta visione sul da farsi e si renderà conto che per creare un luogo non basta costruire fisicamente qualcosa, ma occorre considerare i saperi più diversi, per avere una percezione dello stesso spazio quanto più ampia possibile. Alla fine, mi auguro che lei sappia approfittare della generosità di bravi e competenti architetti, senza cedere alla tentazione di affidarsi alle stramberie geometriche e concettuali del “dadaumba architettonico” di una improbabile archistar. Voglia credermi sempre”.

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