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Scafati, Giorgio Manari nuovo prefetto: la lettera di Carotenuto di “Scafati Arancione”

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SCAFATI. Gentile dottore Giorgio Manari, chi le scrive è uno dei tanti cittadini di Scafati, che prova da tempo a occuparsi della vita pubblica di questa comunità. Con un gruppo di uomini e donne indipendenti diamo vita al gruppo politico “Scafati Arancione”, da anni impegnato a sensibilizzare le istituzioni su cosa non va o deve essere migliorato nella nostra città.

È evidente che lei si trova qui, al termine di una carriera eccellente, ad amministrare un Comune sciolto per camorra nel gennaio del 2017. Ha il compito, non facile, di sostituire un prefetto come la dottoressa Gerardina Basilicata, che in questi mesi ha potuto capire quanto i cittadini, i partiti politici e le associazioni del territorio siano attente a tutto quello che ruota attorno a Scafati.

Alla dottoressa Basilicata abbiamo sempre imputato uno scarso confronto con la comunità, che ci auguriamo possa essere costruttivo con lei. La magistratura fa le indagini, mentre la Commissione straordinaria ha il compito di ripristinare la legalità nell’Ente. Non deve cercare il consenso, come ha spiegato in un recente incontro pubblico il procuratore capo di Nocera Inferiore, Antonio Centore.

Questo però, a mio avviso, non deve far cadere quel diritto garantito dalla Costituzione che è la democrazia. Scafati è stata sciolta per camorra proprio per camorra, ecco perché noi vorremmo essere chiamati in causa a poter dire almeno la nostra sulle decisioni a stretto giro sulla nostra città.

Un fiume Sarno inquinato, un’emergenza sicurezza dilagante, tributi locali alle stelle e servizi pubblici garantiti ai minimi storici. Prefetto Manari, la lista dei problemi da risolvere è tanta e se ne sarà accorto personalmente. Una patata bollente da affrontare con una macchina comunale che negli anni si é tentata di trasformare per propri comodi.

Nessuno si offenda, ma il compito è arduo. Ecco perché mi auguro, insieme al gruppo che rappresento, di poterla aiutare proponendo idee e non solo denunciando quello che non va. Sappiamo che nella sua esperienza da questore e prefetto ha sempre avuto a cuore la questione sicurezza.

A Scafati questo è il primo vero problema da risolvere. L’appalto della videosorveglianza è finito negli atti della Dda per le proroghe sospette, ma le telecamere poi non hanno mai fatto il proprio dovere. Per questo speriamo che la sua sfida parta da qui. Dia sicurezza agli scafatesi. Quella che è mancata in questi anni e ha portato il Comune a essere sciolto per camorra.

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