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Salerno, caso Fonderie Pisano: il Tar sospende l’attività

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SALERNO. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha respinto l’istanza cautelare di riapertura delle Fonderie Pisano e ordinato alla Regione Campania di riemanare il provvedimento di sospensione dell’attività entro e non oltre 60 giorni dalla comunicazione e dell’ordinanza emessa, avendo cura di indicare chiaramente quali sono le situazioni di mancato rispetto delle prescrizioni e per ciascuna di tali situazioni, qual è o quali sono le misure che la società deve porre in essere.

Salerno, caso Fonderie Pisano: il Tar sospende l’attività

Il Tar, rigettando la sospensiva chiesta dai Pisano, certifica la preminenza del diritto alla salute rispetto ad altri diritti primari. Ma, al contempo, ammette che il diritto alla salute non può atteggiarsi a “tiranno”. Lo scrive Andrea Siano sul sito Liratv.com

Vuol dire che se da un lato bisogna tutelare i lavoratori che operano in quella fabbrica ed i cittadini che risiedono attorno alle Fonderie, dall’altro i Pisano devono essere messi in condizione di adeguarsi alle prescrizioni sulle migliori tecnologie possibili per abbattere l’impatto ambientale e rendere la fabbrica sicura.

E’ qui che il Tar rileva la carenza di indicazioni riconducibile sia all’Arpac che alla Regione Campania. Laddove agenzia ed ente locale non hanno fornito indicazioni sufficientemente chiare sulle misure che le Fonderie Pisano devono adottare per garantirsi la regolarità della produzione.

Di più. I giudici del Tar hanno letto nelle relazioni dell’Arpac che l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha definito “esiziale” il pericolo rappresentato dalle Fonderie Pisano. Il lemma “esiziale” significa senza dubbio “mortale”: e ciò vale sia per i cittadini che per i lavoratori.

E’ per questo che il Tar applica all’ordinanza di oggi il principio di precauzione ricavato dalla giurisprudenza moderna, che riconosce la preminenza del diritto alla salute.

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