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Polla: 88enne con tumore operata e salvata al “Curto”

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POLLA. Intervento ad “alto rischio” perfettamente riuscito su una donna di 88 anni a Polla. Continuano a susseguirsi le buone notizie riguardanti le alte professionalità presenti presso il “Curto” di Polla. Un intervento definito ad alto rischio.

La donna affetta da un grave tumore e altre complicazioni è stata già anche dimessa. Si tratta di nonna Elisa. A far emergere la storia sono i familiari della donna che hanno voluto ringraziare pubblicamente lo staff del primario di Chirurgia, il dottore Aurelio Nasto. E con il professionista anche la sua equipe e l’anestesista.

“L’operazione si è tenuta il 14 agosto, raccontano i familiari, e l’equipe medica oltre a eseguire l’intervento chirurgico con notevole qualità ha mostrato sensibilità e attenzione. Più volte il dottore è venuto a trovare la signora Elisa e anche il decorso è stato seguito con attenzione”.

Ma purtroppo l’ospedale è ancora gravato da un’atavica carenza di personale in molti reparti. Per scongiurare il blocco delle attività in questi, si ricorre spesso a convenzioni con altre strutture sanitarie campane per il reperimento di personale.

Come è ormai noto tra i reparti in difficoltà, per i quali si è già ricorso a stipulare diverse convenzioni per coprire i turni dei medici, c’è il reparto di Pediatria guidato dal Primario Teodoro Stoduto.

In questo caso dopo la convenzione con il Ruggi di Salerno che prevede la presenza in reparto di medici provenienti dalla struttura ospedaliera di Salerno e quella che prevede che alcuni turni in ospedale vengono coperti da Pediatri familiari, il direttore sanitario della struttura pollese, Luigi Mandìa, ha richiesto una nuova convenzione questa volta per “assicurare” il punto nascita di Polla già in bilico e troppo legato alle scelte e alle azioni della po litica.

Mandìa, ha stipulato con l’Asl Napoli 3 Sud una convenzione per oltre 150 ore che prevede la presenza in reparto di medici specialisti per prestazioni di TIN, ossia di terapia intensiva neonatale.

Una convenzione che ha un costo importante ma che allo stesso tempo è necessaria sia per salvaguardare i piccoli pazienti e anche per “mantenere in vita” il punto nascita. Una iniziativa tappa buchi e precaria che serve solo a ritardare la soluzione definitiva del problema.

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