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Salerno, lotta alla prostituzione e controlli anticovid: denunce e sanzioni per 18mila euro

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Nella serata di ieri la Compagnia Carabinieri di Salerno ha dato nuovamente corso ad un servizio rinforzato a largo raggio: obiettivo non solo il rispetto della normativa anticovid, ma anche il contrasto della prostituzione su strada lungo il litorale del capoluogo.

Grazie all’impiego di numerosi equipaggi, sono stati raggiunti risultati ragguardevoli, nello specifico:
– un 21 enne di Scafati denunciato per declinazione di false generalità ai militari, atto volto a cercare di evitare la sanzione amministrativa poiché cliente di prostitute;
– 3 meretrici straniere di 32, 37 e 28 anni denunciate poiché inottemperanti al provvedimento di Daspo urbano emesso nei loro confronti;
– 5 sanzioni amministrative (4 meretrici ed un cliente) per inosservanza dell’ordinanza del Sindaco di Salerno per il contrasto della prostituzione su strada;
– 5 contravvenzioni al cds, fra cui una guida senza assicurazione con sequestro dell’autovettura ed un fermo amministrativo di motoveicolo con conducente sprovvisto di casco;
– 29 sanzioni amministrative per mancato utilizzo dei DPI.

L’importo totale delle sanzioni amministrative è di oltre 18000 euro.

Le attività di controllo sulla prevenzione e repressione dei reati da parte dell’Arma dei Carabinieri proseguono senza sosta.

1 Comments

  1. Affermo che, anche con le nuove disposizioni legislative, le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.
    P.S. I relativi soggetti possono essere sanzionati per evasione fiscale, anche per le tasse locali (art. 36 comma 34bis Legge 248/2006, come chiarificato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 141/2019).
    Difatti, grazie TAR di Roma: http://cstfnc73.altervista.org/ordinanzacassatatarroma.htm
    Inoltre, un divieto limitato ad una categoria sociale, violerebbe i principi costituzionali della non discriminazione personale e delle dirette libertà individuali (art. 3 e 13 della Costituzione Italiana).

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