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Coronavirus in Italia: il bollettino odierno, contagi stabili, diminuiscono i decessi

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In Italia, dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, almeno 2.441.854 persone (compresi guariti e morti) hanno contratto il virus Sars-CoV-2: i nuovi casi sono 13.633, +0,6% rispetto al giorno prima (ieri erano +14.078), di cui 6.335 positivi identificati attraverso i test rapidi (ieri erano +5.493). I decessi odierni sono 472, +0,6% (ieri erano +521), per un totale di 84.674 vittime da febbraio 2020. Le persone guarite o dimesse sono 1.855.127 complessivamente: 27.676 quelle uscite oggi dall’incubo Covid, +1,5% (ieri erano +20.519). E gli attuali positivi — i soggetti che adesso hanno il virus — risultano essere in totale 502.053, pari a -14.515 rispetto a ieri, -2,8% (ieri erano -6.985). La flessione degli attuali positivi di oggi — con il segno meno davanti — dipende dal fatto che i guariti, sommati ai decessi, sono in numero maggiore rispetto ai nuovi casi.

I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 264.728, ovvero 2.839 in meno rispetto a ieri quando erano stati 267.567. Mentre il tasso di positività è del 5,1% (l’approssimazione di 5,149%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti più di 5 sono risultati positivi; ieri era del 5,3%.
Dal 15 gennaio questa percentuale casi/tamponi è calcolata contando anche i test rapidi, di conseguenza è più bassa rispetto a quella dei bollettini precedenti al 15 gennaio e non è possibile fare confronti con lo storico.

Meno contagi in 24 ore rispetto a ieri, dopo tre giorni di crescita. L’indice Rt nazionale scende sotto 1 (era 1,09 una settimana fa) ed è 0,97 — in calo dopo 5 settimane in salita — e secondo il report Altems nell’ultima settimana la positività ha segnato un -7%. Si osserva così una «diminuzione del rischio di una epidemia non controllata e non gestibile» evidenzia il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di Sanità. Ma il numero delle nuove infezioni non permette ancora di riattivare il tracciamento. Pressoché stabile è il rapporto di casi su tamponi — il tasso di positività — che è 5,1%, spostandosi di poco dal 5,3% di giovedì. Lo scenario sembra statico. Se si cercano buoni segnali, questo bollettino ne offre diversi, dalla diminuizione delle degenze, fino alle vittime. Nel report dell’Iss si legge anche: «L’epidemia resta in una fase delicata: un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile qualora non venissero mantenute le misure di mitigazione».

La Lombardia rimane la regione più colpita dal 20 gennaio, scendendo però sotto la quota di 2 mila nuove infezioni (+1.969). Sempre sette le regioni con un incremento a quattro cifre, come ieri, e sono dopo la Lombardia: Sicilia (+1.355), Emilia-Romagna (+1.347), Veneto (+1.198), Lazio (+1.141), Campania (1.106) e Puglia (+1.018). Tutte le altre comunicano un aumento a due o tre cifre.

Diminuiscono le vittime, ma sono comunque tante. Due regioni registrano zero decessi — si tratta di Basilicata e Valle d’Aosta — mentre il maggior numero di morti è in Veneto (+75), Lombardia (+58) e Lazio (+53). Ad avere oltre 40 lutto sono: Campania (+46) ed Emilia-Romagna (+43), come indica il dettaglio in basso. Come sappiamo il dato delle persone che hanno perso la vita è l’ultimo ad abbassarsi.

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