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“Biologico, mercato e regolamentazione”: l’incontro nella Piana del Sele per dire no alle sostanze chimiche

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Tempo di Lettura: 4 minuti

PIANA DEL SELE. L’intera Europa si nutre grazie all’ortofrutta della Piana del Sele. E se da domani tutta la produzione fosse bio o proveniente da agricoltura integrata certificata? Venerdì 26 Novembre 2021 alle ore 18, si svolgerà a Battipaglia presso l’Hotel Congressi San Luca, nel cuore della Piana del Sele, il 2° incontro formativo rivolto ai futuri coltivatori dal titolo “Biologico, mercato e regolamentazione”. Organizzato nell’ambito della campagna informativa “Biologicamente”, finanziato dalla Regione Campania per la diffusione della cultura, dello stile alimentare e della coltivazione biologica (con la Misura 3 Sottomisura 3.2, tipologia di intervento 3.2.1) per il “Sostegno per attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno” del PSR 2014-2020. L’evento è a cura della O.P. Terramore ed ha il patrocinio dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari Campania e Lazio e dell’Ordine degli Agronomi e Forestali della Provincia di Salerno, che concederanno crediti formativi ai partecipanti.

“E’ proprio qui che è ancora più importante esserci, dove avvertiamo l’esigenza come coltivatori e come consumatori di restituire respiro a terreni della Piana del Sele – ha commentato Carmine Papace Presidente TerrAmore – dando nutrienti ai suoli e salvaguardando la biodiversità. La transizione ecologica è anche questo – continua Papace – una rivoluzione globale fatta di pratiche agricole realmente sostenibili, che deve necessariamente partire dagli operatori della filiera, passando dalla scelta consapevole di ridurre agrofarmaci e sostanze chimiche, aggiornando laddove necessario profili e competenze, per produrre cibo sano e garantire un’alimentazione sicura”.

Si parlerà degli elevati standard di sicurezza che tali prodotti hanno (igienica, sanitaria e alimentare); delle proprietà qualitative, nutrizionali e organolettiche degli alimenti (intese anche come caratteristiche chimiche e fisiche); dei controlli rigidi a cui essi sono sottoposti ai fini della certificazione della qualità, etichettatura e relativa rintracciabilità (aumento della conoscenza delle informazioni presenti sulle etichette dei prodotti); dei principi tecnici e scientifici di tali coltivazioni, che hanno la loro massima espressione dell’elevato grado di tutela dell’ambiente e della salute del consumatore; del ruolo di tutela dell’ambiente esercitato dal produttore e dal consumatore di prodotti biologici/SQNPI.

La Piana del Sele dispone di una superficie agricola totale pari a circa 33.500 ettari (di cui l’86% è effettivamente utilizzato), che rappresenta una delle aree più fertili della Campania: si coltivano numerosi prodotti agricoli, in particolare mais, foraggera, patate, ortaggi e frutta, immessi nella grande distribuzione organizzata nazionale o commercializzati localmente, mentre una parte è diretta verso i mercati esteri. I centri di produzione più importanti sono Battipaglia (il più popoloso centro abitato e maggior polo industriale, stradale e ferroviario) ed Eboli (il più esteso come territorio comunale e il secondo per popolazione). La IV gamma ormai è tra le produzioni di punta. Parliamo dunque di un cambiamento con impatto importante.

“Il consumatore attuale, a differenza del passato, è un soggetto informato e consapevole e desidera mettere nel carrello prodotti sani e certificati. Preferire il consumo di prodotti biologici/SQNPI è un cambiamento comportamentale con ricadute importanti sulla salute e sull’ambiente – spiega Il Presidente di Terramore – In tal senso la tracciabilità è un procedimento fondamentale per risalire alla storia di un prodotto e per rispondere alle crescenti richieste di sicurezza alimentare da parte del consumatore. La tracciabilità consente infatti di individuare le responsabilità lungo la filiera. Per le aziende è anche uno strumento di competitività e razionalizzazione dei sistemi produttivi, nonché un mezzo per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari di qualità”.

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