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Alimenti nocivi e lavoratori “schiavizzati”: il blitz nei confronti di un’azienda a Nocera

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Commercializzazione di sostanze alimentari nocive, corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e caporalato nel settore agro-alimentare: conclusa l’indagine Crimson con sequestro preventivo per la confisca di circa 1 milione di euro. Oggi, infatti, a Nocera Inferiore, i carabinieri del Rac (Reparto Tutela Agroalimentare) di Salerno e della Polizia Giudiziaria della Procura nocerina, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari e reali, emessa dal Gip di Nocera Inferiore, su richiesta della Procura. In particolare, sono stati disposti i domiciliari per A.P.M.T. e il divieto di dimora per A.D.M., soci contititolari e amministratori di un’industria conserviera del territorio nocerino-sarnese.

Già il 26 maggio del 2021, erano state sequestrate preventivamente d’urgenza 800 tonnellate di concentrato di pomodoro di origine egiziana contenenti pesticidi sopra le soglie consentite ed in parte distribuito sul mercato, con il richiamo di “italianità” del prodotto, illudendo gli acquirenti che l’origine fosse appunto italiana. Da intercettazioni, perquisizioni e accertamenti bancari, è emersa la corruzione di D.R.V., funzionario pubblico responsabile dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi di Prodotti Agroalimentari di Salerno. Gli imprenditori, dal 2018, avevano ricevuto dal funzionario informazioni relative ai controlli sulla salubrità dei prodotti conservieri commercializzati su larga scala in diversi Stati esteri dalla Spa indagata, in cambio dell’assunzione del funzionario stesso, una volta in pensione, e di sua figlia. Grazie alle rivelazioni del funzionario corrotto, gli imprenditori hanno sostituito il prodotto da analizzare, inquinando il tracciamento dei pesticidi nocivi.

Gli stessi amministratori dell’industria sono risultati responsabili, insieme al dipendente D.M. (colpito dal divieto di dimora), di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro perchè impiegavano lavoratori vulnerabili, sottopagandoli in nero (con una retribuzione di 4,35 euro l’ora) e sfruttandoli, ingenerando in loro timore. I lavoratori erano obbligati a turni massacranti di 43 ore continuative, con osservazione e videosorveglianza e il controllo di permanenza in bagno che, se ritenuto eccessivo, comportava la decurtazione o l’annullamento del pagamento dell’intera giornata. Per tali condotte, è stato disposto il sequestro preventivo finaliazzato alla confisca della somma di 979.803, 86 euro, quale profitto del reato in relazione al risparmio dei costi d’impresa accertati. L’Inps, infine, ha elevato sanzioni pari a 275.600 euro.

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