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Detenuto va al Pronto Soccorso di Salerno per una visita, evade dall’ospedale

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Tempo di Lettura: 3 minuti

“Verso le 00.30 di stanotte un detenuto iracheno di 31 anni ristretto nella Casa Circondariale di Salerno, positivo al Covid-19, che era stato condotto al pronto soccorso dell’ospedale cittadino per una visita urgente, mentre era in procinto di essere sottoposto a tac, dunque in circostanze in cui necessariamente gli uomini di scorta devono tenersi a distanza, sebbene con le manette ai polsi, si è dato alla fuga dapprima scavalcando una finestra interna e poi guadagnando l’uscita. Prontamente inseguito dai tre poliziotti penitenziari di scorta, è riuscito a far perdere le proprie tracce. Scattato l’allarme, circa due ore dopo l’evaso è stato rintracciato dalla stessa Polizia penitenziaria e non senza difficoltà, dopo una colluttazione, riassicurato alla giustizia. Un poliziotto penitenziario durante l’inseguimento ha riportato traumi alla spalla e al ginocchio giudicati guaribili in venti giorni”.

Lo riferisce Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.

“L’episodio, sebbene in questo caso prontamente risolto grazie alla tempestività dell’inseguimento e alla professionalità degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria coinvolti, ripropone i problemi della sicurezza della gestione della detenzione e della sanità carceraria che continuano a non essere efficacemente affrontati né a livello politico né a livello amministrativo. Nelle ultime settimane, peraltro, si sta assistendo a un certo valzer delle poltrone al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), ma a prescindere dalle qualità, competenza, capacità ed esperienza degli interpreti per ora lo spettacolo rimane immutato e non è certamente tale da meritare applausi”, continua il segretario della UILPA Polizia Penitenziaria.

“Questo, per esempio, potrebbe essere indicato come uno dei casi di scuola circa l’utilità della dotazione del taser anche per la Polizia penitenziaria, che però è la sola forza dell’ordine che continua a restarne sprovvista, come peraltro lo è anche dell’equipaggiamento più banale, nella sostanziale indifferenza generale. Sia ben chiaro, non chiediamo e, anzi, riterremmo inutile e persino pericolosa e controproducente la disponibilità della pistola a impulsi elettrici nelle carceri; nondimeno, pensiamo che sarebbe utilissima se non indispensabile in altri servizi espletati dal Corpo di polizia penitenziaria e del tutto assimilabili a quelli disimpegnati dalle forze di polizia a competenza generale, fra i quali, appunto, quello delle traduzioni e dei piantonamenti dei detenuti”, aggiunge il sindacalista.

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