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Sigilli a “Le Agavi”: “Spiaggia pubblica privatizzata”

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Un’oasi di lusso con fondamenta che, secondo la Procura di Salerno, poggerebbero su una lunga serie di abusi edilizi. Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri della Compagnia di Amalfi hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo che colpisce al cuore uno dei nomi più noti dell’ospitalità di lusso in Costiera: l’Hotel Le Agavi di Positano.

Su disposizione del GIP del Tribunale di Salerno, i militari hanno apposto i sigilli a una parte significativa del complesso alberghiero, al termine di un’indagine meticolosa che contesta non solo ampliamenti non autorizzati, ma anche la privatizzazione di fatto di un’intera porzione di spiaggia pubblica.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura salernitana, è scaturita da una serie di sopralluoghi condotti dalla polizia giudiziaria tra aprile e luglio di quest’anno. Incrociando le planimetrie catastali e i documenti presentati per condoni e SCIA con lo stato di fatto della struttura, gli investigatori hanno portato alla luce quello che definiscono un quadro di diffusa illegalità. Le accuse sono pesanti: aumenti di superficie e di volumetria, modifiche all’estetica dell’immobile e cambi di destinazione d’uso realizzati in totale assenza dei necessari permessi edilizi e delle autorizzazioni paesaggistiche.

Il tutto in un territorio fragile e protetto da molteplici vincoli, con conseguenze che, secondo gli inquirenti, si traducono in un “danno ambientale, alterazione delle bellezze naturali, aggravio del carico urbanistico e aumento del rischio sismico”.

Nel dettaglio, il decreto di sequestro elenca una vera e propria espansione illegale che avrebbe interessato diverse aree dell’hotel. Sotto sequestro sono finiti ben 11 ambienti di fruizione comune che sarebbero stati realizzati ex novo o in maniera difforme dai progetti approvati. Tra questi figurano il bar, l’area SPA e fitness, una zona ristorazione, un chiosco esterno con forno e persino le cabine da spiaggia e locali tecnici. A ciò si aggiungono le irregolarità riscontrate in 21 camere della struttura, dove sarebbero stati realizzati ampliamenti di volumetria e di superficie utile senza alcuna autorizzazione.

Ma l’abuso forse più eclatante, perché riguarda un bene della collettività, è quello contestato sulla spiaggia denominata “Remmese”. Qui, secondo le indagini, l’hotel avrebbe occupato abusivamente una porzione di arenile demaniale marittimo di ben 530 metri quadrati. Attraverso la costruzione di strutture fisse, pavimentazioni e recinzioni, quel tratto di costa sarebbe stato di fatto “sottratto alla collettività e attrezzato per l’esclusivo godimento degli avventori dell’albergo”.

La Procura sottolinea come il provvedimento cautelare sia, ovviamente, suscettibile di impugnazione da parte della proprietà della struttura. Le accuse formulate in questa fase preliminare dovranno ora passare al vaglio di un giudice nelle ulteriori fasi del procedimento per trovare un definitivo accertamento.

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