Regionali, Inverso contro la sindaca: “Agisci come Ponzio Pilato”
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La chiusura delle liste per le elezioni regionali del 23 e 24 novembre apre un nuovo fronte politico a Battipaglia. A innescare la polemica è Vincenzo Inverso, esponente di “Progetto civico italia”, che in una lettera aperta attacca duramente la sindaca Cecilia Francese. Il nodo della contesa è l’assenza di una candidatura “unitaria” e “di governo” espressione della città, che secondo l’accusa ne compromette la rappresentatività e il peso politico.
Inverso, che firma la nota rivolgendosi direttamente alla prima cittadina, contesta le scelte strategiche operate dall’amministrazione. «Siamo profondamente delusi dal tuo modo “politico” di non procedere. Di non fare, di non essere, pur di sopravvivere a Te stessa», afferma Inverso in apertura.
La mancata candidatura unitaria
La critica entra nel merito della composizione delle liste, lamentando un’occasione persa per la città. «In molti ci chiediamo perché Battipaglia, a prescindere dallo schieramento politico (pur potendo eleggere da sola un Consigliere Regionale) non ha potuto avere alla Regione… una candidatura “di governo” vincente e unitaria», si legge nella nota.
L’esponente civico rivendica di aver tentato una mediazione fino all’ultimo. «Personalmente posso confessare… che, raccogliendo tutte le mie energie… ci ho lavorato fino alla fine, avendo interlocuzioni e facendo pressioni proprio su di Te». L’obiettivo, spiega, era spingere la sindaca a indicare, «per il bene comune… il candidato/ta, “unitario”, libero e forte».
L’accusa di “divide et impera”
Un tentativo che Inverso definisce fallito, attribuendone la responsabilità a una precisa volontà politica della sindaca. «Devo con amarezza constatare che Tu hai coltivato e favorito il ‘dividi et impera’», è l’accusa principale mossa alla prima cittadina. Una strategia che, secondo Inverso, «ha dimostrato con i fatti un fare pilatesco, condannando di fatto Battipaglia alla irrilevanza».
Nella sua analisi, Inverso attribuisce le scelte della sindaca a un calcolo personale, finalizzato più alla gestione del potere che al governo della città. La scelta di non convergere su un nome forte sarebbe frutto, scrive, della «“fame” di voler a tutti i costi regnare e non governare, pur di concludere a titolo personale e a qualsiasi costo questi due mandati».
L’attacco si chiude affidando il giudizio sull’operato dell’amministrazione «ai nostri concittadini… di questa ennesima breve storia triste per la nostra Città».