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Cooper Standard, stallo sul piano sociale: si tratta sugli incentivi all’esodo ma l’intesa è ancora lontana

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Prosegue a rilento il confronto sul futuro dello stabilimento Cooper Standard di Battipaglia. Il nuovo round di negoziazioni, andato in scena nella giornata di ieri tra le organizzazioni sindacali e i vertici aziendali, si è concluso con una fumata nera, o quantomeno grigia, rinviando ogni decisione sostanziale ai prossimi appuntamenti. Al centro del tavolo, che si inserisce nella complessa gestione della crisi industriale del sito, vi è la definizione del cosiddetto “piano sociale”, e in particolare i criteri per l’incentivazione all’esodo volontario dei lavoratori.

La discussione è entrata nel merito tecnico della proposta aziendale, che mira a sfoltire l’organico attraverso un sistema di uscite incentivate. Il meccanismo presentato dalla dirigenza si articola su una struttura parametrica mista: l’assegno di buonuscita verrebbe calcolato sommando una quota fissa, uguale per tutta la platea dei dipendenti, a due variabili legate rispettivamente all’anzianità di servizio maturata e all’età anagrafica del lavoratore.

Nel disegno tratteggiato dall’azienda, il piano di ridimensionamento prevederebbe inoltre una tempistica scaglionata. Sono state ipotizzate due finestre temporali per l’uscita volontaria: la prima fissata a febbraio, la seconda a giugno. Per chi sceglierà di aderire in queste date specifiche, il piano contemplerebbe ulteriori importi aggiuntivi rispetto alla somma base, nel tentativo di accelerare il processo di sfoltimento.

Tuttavia, la distanza tra le parti resta marcata. Nonostante la definizione dell’architettura generale del piano, manca l’accordo sulla sostanza economica. «Al momento non è stata raggiunta alcuna intesa, anche in ragione dell’esigenza di definire con precisione gli importi incentivanti», spiegano fonti sindacali a margine dell’incontro, sottolineando come la quantificazione economica resti il nodo cruciale da sciogliere prima di qualsiasi stretta di mano.

Il confronto, dunque, non è chiuso ma solo rimandato. Le organizzazioni sindacali hanno aggiornato il calendario e torneranno a riunirsi il prossimo 25 novembre. In quella data si cercherà di capire se vi siano i margini per trasformare la bozza tecnica in un accordo capace di tutelare i lavoratori in uscita, o se il braccio di ferro sulle cifre proseguirà ulteriormente.

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