Piana del Sele: Terramore avvia la seconda annualità del progetto di ricerca sull’impatto ambientale delle tecniche agricole
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Eboli, 28 gennaio 2026 – Prosegue l’impegno della OP Terramore per un’agricoltura più sostenibile nella Piana del Sele. L’organizzazione di produttori agricoli, che riunisce 34 aziende specializzate nella coltivazione di ortaggi e babyleaf destinati alla IV gamma, annuncia l’avvio della seconda annualità del progetto di ricerca applicata dedicato alla valutazione dell’impatto ambientale dei sistemi di produzione agricola convenzionale e biologica.
Un’iniziativa che si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione del territorio, innovazione agricola e accompagnamento delle aziende verso modelli produttivi sostenibili, capaci di coniugare qualità delle produzioni, tutela dell’ambiente e responsabilità sociale.
Ricerca agricola e sostenibilità: il focus sulla rucola della Piana del Sele
Il progetto di ricerca è incentrato sulla rucola (Eruca sativa), coltura simbolo della Piana del Sele e prodotto chiave della IV gamma italiana. La scelta nasce dall’esperienza diretta delle aziende socie di Terramore e dall’esigenza di misurare in modo oggettivo gli effetti ambientali delle diverse pratiche colturali.
L’obiettivo principale è fornire un’analisi comparativa basata su dati reali di campo, utile a supportare decisioni più consapevoli lungo l’intera filiera agricola, dalla produzione alla gestione degli scarti.
Dalla prima alla seconda annualità: dati più solidi e analisi pluriennale
Con l’avvio della seconda annualità, lo studio entra in una fase strategica. Il monitoraggio su più anni consente infatti di:
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consolidare i dati raccolti nel primo anno;
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tenere conto della variabilità climatica;
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analizzare l’evoluzione delle condizioni agronomiche e delle pratiche agricole;
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restituire un quadro più affidabile dell’impatto ambientale dei sistemi produttivi.
La ricerca continua a esaminare l’intero ciclo di vita della rucola, includendo approvvigionamento delle materie prime, lavorazioni agricole, raccolta, trasporto, gestione degli scarti e smaltimento finale, con l’obiettivo di individuare le fasi più critiche dal punto di vista ambientale.
I focus della seconda annualità del progetto Terramore
Nel corso del secondo anno, l’attenzione della ricerca si concentra su alcuni fattori chiave dell’impatto ambientale in agricoltura, tra cui:
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consumo di carburante e utilizzo delle macchine agricole, tra le principali fonti di emissioni;
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impiego di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, con un confronto tra input chimici di sintesi e soluzioni di origine organica;
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gestione delle risorse idriche e pratiche irrigue;
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salute del suolo e biodiversità, elementi centrali per la sostenibilità a lungo termine.
Prime evidenze: convenzionale più impattante, ma margini di miglioramento
Le prime evidenze emerse confermano che il sistema di coltivazione convenzionale risulta complessivamente più impattante, soprattutto per l’uso di fertilizzanti chimici, prodotti fitosanitari e per l’elevato consumo di carburante legato alla meccanizzazione agricola.
Allo stesso tempo, lo studio evidenzia come l’introduzione di tecnologie più efficienti, la riduzione dei consumi energetici e la sostituzione dei fertilizzanti di sintesi con prodotti organici o compost possano ridurre in modo significativo l’impatto ambientale.
L’agricoltura biologica, grazie alla maggiore attenzione alla fertilità del suolo e alla tutela della biodiversità, si conferma una valida alternativa per un’agricoltura responsabile, capace di garantire produzioni di qualità nel rispetto degli ecosistemi.
Un progetto al servizio di agricoltori e decisori pubblici
La seconda annualità rafforza il ruolo del progetto come strumento operativo a supporto di agricoltori, tecnici e policy maker. I risultati della ricerca sono pensati per tradursi in raccomandazioni pratiche, utili a migliorare le pratiche colturali esistenti e a favorire la transizione verso modelli agricoli più sostenibili.
«Oggi non è più sufficiente limitarsi a produrre cibo: è necessario comprendere come lo produciamo e quali effetti generiamo sull’ambiente», dichiara Carmine Papace, Presidente della Cooperativa Terramore. «La seconda annualità di questo progetto rappresenta un passaggio fondamentale: vogliamo fornire dati concreti alle aziende agricole e contribuire a un cambiamento reale del settore, mettendo la sostenibilità al centro delle scelte produttive».
Verso il completamento dello studio triennale
Il progetto proseguirà nelle prossime annualità fino al completamento dell’analisi del ciclo colturale triennale. I risultati finali saranno diffusi a livello nazionale, con l’obiettivo di favorire una più ampia adozione di pratiche agricole sostenibili, basate su evidenze scientifiche e dati misurabili.