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Eboli- Scuola “V. Giudice”, la dirigente replica al sindaco: “La competenza è del Comune. Ritardi non imputabili a noi, aule inagibili e sicurezza a rischio”.

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Sembrava archiviata la querelle scoppiata all’indomani delle operazioni di voto del Referendum presso la scuola Vincenzo Giudice

Ma così non è stato.

La polemica scoppiata all’indomani delle operazioni di voto presso la scuola “Vincenzo Giudice” torna infatti al centro dell’attenzione con una presa di posizione ufficiale.

Porta la firma del dirigente scolastico, la dottoressa Giovanna Nazzaro, una lettera indirizzata al sindaco del Comune di Eboli, Mario Conte, e per conoscenza al responsabile del Servizio Elettorale dell’ente e al personale del plesso “V. Giudice”.

Una missiva dai toni formali ma dal contenuto inequivocabile, già esplicitato nell’oggetto: “Chiarimenti in merito alla ripresa delle attività didattiche in data 25 marzo 2026 e ripartizione delle competenze a seguito dell’utilizzo dei locali scolastici come seggio elettorale”.

Nel testo, la dirigente articola con precisione i punti centrali della questione: dalla competenza dell’Amministrazione comunale per il ripristino dei locali, ai limiti delle mansioni del personale collaboratore scolastico, fino agli obblighi di vigilanza e sicurezza in capo al dirigente scolastico.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che la nota insiste con particolare forza. “La responsabilità del dirigente – si legge – è garantire la sicurezza e l’incolumità degli alunni. La situazione presente ieri mattina, con arredi ingombranti nei corridoi, configurava un ‘pericolo grave e immediato’ che impediva l’accesso sicuro alle aule e il regolare svolgimento del servizio scolastico”.

La risposta della dirigente fa inoltre riferimento a un post social del sindaco, “con il quale si attribuisce ad una presunta negligenza di questa Istituzione Scolastica il ritardo nell’accesso degli alunni alle aule”. Una ricostruzione che la dirigente respinge con decisione, con l’intento di ristabilire la corretta rappresentazione dei fatti e delle relative responsabilità.

“Le attività didattiche non hanno potuto avere inizio al consueto orario delle 8:00 – si legge ancora – in quanto undici aule del plesso risultavano inagibili a causa della presenza dei banchi e degli arredi accatastati nei corridoi antistanti, e non ricollocati al loro posto al termine delle operazioni di scrutinio. Tuttavia, la ricostruzione che imputa tale disservizio a questa dirigenza o al personale scolastico non trova fondamento nella ripartizione delle competenze stabilita dalla legge”.

La lettera, tuttavia, non si limita a una ricostruzione tecnica, ma entra nel merito della dinamica dei fatti. Secondo quanto riportato, “la comunicazione telefonica al sindaco non rappresentava una ‘risoluzione di un problema’ creato dalla scuola, bensì l’adempimento, seppur tardivo, di un preciso obbligo di legge a carico del Comune”.

Da qui l’auspicio di una collaborazione più efficace tra le istituzioni coinvolte: “una più stretta e corretta collaborazione tra i nostri Enti, fondata sul puntuale rispetto delle normative, al fine di garantire la continuità del servizio pubblico e la sicurezza di tutta la comunità scolastica”.

Infine, la dirigente conclude confidando che il chiarimento possa “ristabilire la verità dei fatti e il rispetto dei ruoli istituzionali”, cogliendo l’occasione per richiedere la restituzione delle chiavi dei plessi interessati dalle operazioni di voto, ancora in possesso del Comune.

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