Tre morti sul lavoro in pochi mesi, due in 48 ore. La CGIL: “Emergenza non più tollerabile”
Tempo di Lettura: 3 minuti
SALERNO – Tre lavoratori morti dall’inizio del 2026 nella provincia di Salerno, due dei quali nelle ultime 48 ore. Un bilancio drammatico che riaccende i riflettori su una crisi ormai strutturale: quella della sicurezza nei luoghi di lavoro.
A lanciare l’allarme è la CGIL di Salerno, che parla senza mezzi termini di “emergenza sociale e civile”. Un’escalation di incidenti mortali che, secondo il sindacato, non può più essere archiviata come una tragica coincidenza. “Non siamo di fronte a fatalità – si legge nella nota – ma a un sistema che continua a mettere in secondo piano prevenzione, formazione e controlli”.
Dietro i numeri, sottolinea la CGIL, ci sono storie spezzate e comunità ferite. Ogni morte sul lavoro rappresenta “una sconfitta dello Stato, delle istituzioni e dell’intero sistema produttivo”, ribadisce il sindacato, denunciando un modello che troppo spesso sacrifica la sicurezza sull’altare della produttività e del contenimento dei costi.
Tra le principali criticità evidenziate: la frammentazione degli appalti e subappalti, la precarietà diffusa e una rete di controlli ispettivi ritenuta insufficiente. Un contesto che, secondo la CGIL, contribuisce ad abbassare il livello di tutela per i lavoratori.
“È indispensabile un intervento straordinario e immediato: più ispettori, più prevenzione, più formazione e una piena assunzione di responsabilità da parte delle imprese”, denuncia il sindacato.
La CGIL di Salerno chiede inoltre la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura che coinvolga tutti gli attori istituzionali e sociali: dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro alle ASL, passando per l’INAIL, le parti datoriali e le amministrazioni locali. L’obiettivo è attivare un piano straordinario di monitoraggio e prevenzione su tutto il territorio provinciale.
A ribadire la gravità della situazione è Antonio Apadula, segretario generale della CGIL salernitana: “Non possiamo più assistere in silenzio a questa strage quotidiana. Ogni lavoratore che perde la vita mentre svolge il proprio dovere rappresenta una sconfitta per l’intero sistema produttivo e per le istituzioni. La sicurezza deve tornare ad essere una priorità assoluta: la vita delle lavoratrici e dei lavoratori viene prima di ogni logica di profitto”.
Il messaggio è netto: il lavoro deve essere sinonimo di dignità, non di rischio. E la sicurezza, conclude il sindacato, non è un costo ma un diritto fondamentale.