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Consiglio comunale deserto, il Pd attacca: “Le istituzioni ostaggio delle trattative politiche”

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Consiglio comunale deserto, il Pd attacca: “Le istituzioni ostaggio delle trattative politiche”

EBOLI – Duro affondo del Partito Democratico dopo la seduta del Consiglio comunale andata deserta per mancanza del numero legale. Al centro delle critiche non solo il mancato svolgimento dell’assemblea, ma anche le conseguenze istituzionali di una seduta convocata per affrontare un adempimento ritenuto urgente.

Secondo il Pd, il 30 giugno rappresentava il termine fissato dal Prefetto per l’approvazione del rendiconto di gestione, motivo per cui il presidente del Consiglio comunale aveva disposto la convocazione d’ufficio dell’assemblea, nonostante l’assenza del numero legale nella Conferenza dei capigruppo.

Nonostante il carattere straordinario della convocazione, il Consiglio non si è svolto a causa delle numerose assenze. Nel mirino dei democratici finiscono gran parte della maggioranza, ma anche alcuni consiglieri di opposizione che, sottolinea il partito, avevano più volte rivendicato il senso di responsabilità legato alla presenza in Aula.

Particolarmente severo il giudizio nei confronti del sindaco e del presidente del Consiglio comunale, entrambi assenti alla seduta. “Non consiglieri qualsiasi – evidenzia il Pd – ma figure chiamate a garantire il corretto funzionamento dell’istituzione consiliare”.

Il comunicato pone inoltre l’accento sulla decisione di fissare la seconda convocazione al 13 luglio, tredici giorni dopo la seduta andata deserta. Una scelta che, secondo il Partito Democratico, appare difficilmente conciliabile con l’urgenza che aveva motivato la convocazione e che alimenta interrogativi sulle reali ragioni del rinvio.

Per il Pd il rischio è che “il tempo delle istituzioni diventi ostaggio del tempo delle trattative politiche”, mentre l’amministrazione sarebbe impegnata nella ricerca dei numeri necessari a garantire la tenuta della maggioranza.

I democratici sostengono che quanto accaduto rappresenti un segnale negativo per i cittadini, perché trasmetterebbe l’immagine di una politica concentrata sulla conservazione degli equilibri interni piuttosto che sull’assunzione delle proprie responsabilità istituzionali.

“Non esistono strategie capaci di sostituire il coraggio delle scelte, né tatticismi che possano supplire alla dignità della politica”, conclude il Partito Democratico, ribadendo che le istituzioni appartengono ai cittadini e non a chi le amministra temporaneamente e sostenendo che eventuali logiche di convenienza politica finirebbero per penalizzare l’intera comunità.

 

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