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Eboli ricorda Santo Romano: un libro e un incontro per riflettere sulla violenza giovanile e sulla responsabilità educativa

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Tempo di Lettura: 6 minuti

Mercoledì 21 ottobre, alle 17.30, nella Chiesa di San Nicola de Schola Graeca, la presentazione del volume di Filomena De Mare e Simona Capone. Durante l’iniziativa sarà proiettato anche lo spot “In their shoes”, realizzato con gli studenti dell’IISS P. V. Marone di Mercato San Severino.

EBOLI – Trasformare il dolore in consapevolezza, la memoria in impegno e l’ascolto in responsabilità. È questo il significato dell’incontro dedicato a Santo Romano, il giovane calciatore di 19 anni ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2024 a San Sebastiano al Vesuvio. Un appuntamento che vuole andare oltre il ricordo e aprire una riflessione collettiva sulla violenza giovanile, sul ruolo degli adulti e sulla necessità di costruire nuove alleanze educative.

Mercoledì 21 ottobre, alle ore 17.30, presso la Chiesa di San Nicola de Schola Graeca, in via G. Vacca 1, a Eboli, sarà presentato il libro Santo Romano. La notte in cui Napoli rimase in silenzio, scritto da Filomena De Mare e Simona Capone, rispettivamente mamma e fidanzata di Santo, con Paolo Di Martino e Matilde Bella, edito da Newton Compton.

L’iniziativa è promossa dal Centro Culturale Studi Storici APS ETS, presieduto dal Cav. Giuseppe Barra, con il supporto logistico di Sodalis CSV Salerno. Un appuntamento che si inserisce in un percorso di promozione culturale volto a rendere la memoria uno strumento di consapevolezza, educazione e responsabilità collettiva.

La storia di Santo oltre la cronaca

A raccontare la storia di Santo saranno le due autrici, che attraverso le pagine del volume accompagneranno il pubblico nella vita del giovane, tra sogni, affetti e aspettative spezzate da una violenza che ha lasciato un segno profondo.

A dialogare con Filomena De Mare e Simona Capone sarà Rossella Corrado, redattrice della rivista Il Saggio.

La vicenda di Santo Romano non è soltanto una storia di cronaca. È una ferita che interpella le coscienze e pone una domanda urgente agli adulti, alle istituzioni e all’intera comunità: cosa possiamo fare affinché la violenza non diventi il linguaggio delle nuove generazioni?

Una riflessione che richiama le parole del cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, sul ruolo della comunità adulta e sulla necessità di interrogarsi non soltanto sulle conseguenze della violenza, ma anche sulle condizioni che possono prevenirla.

«I giovani devono certamente rispondere delle proprie azioni ma la comunità adulta ha il dovere di interrogarsi su ciò che può fare affinché la violenza non diventi il loro modo di esprimere il disagio, la rabbia e la solitudine», sottolinea il cardinale, richiamando l’importanza di «presenze credibili, relazioni autentiche e alleanze educative capaci di arrivare prima».

Un messaggio che invita a superare la semplice condanna dei fatti e a investire nell’ascolto, nella prevenzione e nella costruzione di legami significativi con le nuove generazioni.

“In their shoes”: il cinema come strumento di prevenzione

Nel corso della serata sarà proiettato anche lo spot In their shoes, scritto da Rossella Corrado, diretto da Luca Moltisanti e prodotto da Sante M. Lamonaca nell’ambito del progetto scolastico itinerante “Educazione alla Legalità, Sicurezza e Giustizia Sociale”, per l’anno scolastico 2024-2025.

Il lavoro audiovisivo è stato realizzato con il coinvolgimento degli studenti dell’IISS P. V. Marone di Mercato San Severino, chiamati a diventare protagonisti attivi di un messaggio di sensibilizzazione.

Il titolo, traducibile con l’espressione “nei panni dell’altro”, racchiude il senso del progetto: imparare a riconoscere l’umanità di chi ci sta accanto, sviluppare empatia e comprendere il valore delle relazioni prima che l’indifferenza, la rabbia e la violenza prendano il sopravvento.

Attraverso il linguaggio cinematografico, lo spot affronta il tema della prevenzione della violenza giovanile, trasformando gli studenti da semplici destinatari di un messaggio educativo in portavoce di una cultura fondata sulla legalità, sul rispetto e sulla cittadinanza attiva.

Una comunità educante per trasformare la memoria in impegno

L’appuntamento di Eboli si propone dunque come qualcosa di più di una presentazione editoriale. È un momento pubblico di confronto nel quale il Terzo Settore, la scuola, le famiglie, le istituzioni e la cittadinanza sono chiamati a riconoscersi come parti di una stessa comunità educante.

In questo percorso si inserisce l’impegno del Centro Culturale Studi Storici APS ETS, che attraverso la sensibilità del presidente Cav. Giuseppe Barra promuove occasioni di incontro capaci di avvicinare la cultura ai bisogni concreti del territorio, dando spazio a storie che chiedono ascolto, partecipazione e assunzione di responsabilità.

Ricordare Santo Romano significa, quindi, non fermarsi al dolore, ma interrogarsi su ciò che ciascuno può fare per prevenire nuove tragedie. Significa educare al rispetto, creare occasioni di dialogo e offrire ai giovani punti di riferimento credibili.

La cittadinanza è invitata a partecipare. Perché la memoria, per essere davvero viva, deve tradursi in scelte quotidiane e in un impegno condiviso capace di costruire una società più consapevole, solidale e attenta ai bisogni delle nuove generazioni.

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