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Salerno: lavoratori in tangenziale senza casco, “uno schiaffo alla prevenzione”

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Tempo di Lettura: 2 minuti

Lavoratori ancora senza casco sui ponteggi della tangenziale di Salerno, la denuncia-bis di Gigi Vicinanza della Cisal provinciale. “La tragedia del ponte Morandi a Genova non ci ha insegnato nulla. Schiaffo alla prevenzione. L’Anas non rispetta le regole e la Prefettura ignora il pericolo”.

“In Italia alcune aziende sono autorizzate dallo Stato a non rispettare le regole. I mesi passano ma la realtà resta la stessa: la tragedia del ponte Morandi a Genova non ha insegnato nulla a questo Paese. La storia purtroppo si ripete e, a distanza di mesi, alcuni operai lavorano senza casco sul ponte della tangenziale salernitana in via Irno”. Gigi Vicinanza, sindacalista della Cisal provinciale, denuncia quanto sta accadendo in questi giorni nella zona di Fratte, interessata in questi giorni dai lavori di manutenzione previsti dall’Anas per la principale arteria di collegamento della città con la litoranea e Pontecagnano Faiano. “Personalmente mi sono recato nuovamente in zona e mi sono deciso a scattare altre foto che, ovviamente, parlano da sole. Nelle immagini si vedono degli operai, a un’altezza di circa 10 metri, che non indossano il casco protettivo. Non si tratta di un caso sporadico, poiché già a settembre ho segnalato questa cosa alle autorità competenti”, ha spiegato Vicinanza. “In questi mesi l’atteggiamento di Anas, Comune di Salerno, Provincia di Salerno e magistratura non è cambiato. Dispiace perché l’Anas, azienda seria come dimostra il suo portfolio, forse sottovaluta il problema della sicurezza dei propri lavoratori”. Un nuovo caso che, per l’esponente della Cisal salernitana, non va minimizzato. “Mi auguro che qualcuno prenda provvedimenti”, ha concluso Vicinanza. “Vedere quell’operaio senza casco è un altro schiaffo alla prevenzione e alle tante morti bianche che l’Italia conta ogni anno. E’ una sfida con la morte che non ci possiamo permettere. All’Anas chiedo di chiarire in fretta. Lo faccia prima che intervengano l’Ispettorato del Lavoro e la magistratura”.

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