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Salerno, muore un detenuto su un mezzo della Polizia Penitenziaria

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SALERNO.  Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE comunica che nella giornata di ieri è morto un detenuto 48enne a bordo di un mezzo della Polizia Penitenziaria durante il tragitto che lo avrebbe portato in tribunale.

Il segretario nazionale SAPPE per la Campania, Emilio Fattorelli, descrive cosi l’accaduto: «Un uomo di 48 anni, disabile per problemi ortopedici, giudicabile per reati comuni e arrestato per evasione dagli arresti domiciliari da una casa di cura, è deceduto per arresto cardiocircolatorio sul pullman del Nucleo Traduzioni della Polizia Penitenziaria del carcere di Salerno mentre veniva tradotto in udienza presso il tribunale della città.

Al momento della disgrazia l’automezzo era ancora nel piazzale del carcere. A nulla sono valsi i soccorsi prestati dal personale e dai sanitari che non hanno potuto fare altro che certificare il fulmineo decesso. Il magistrato di turno ha condotto le immediate indagini che il caso impone. Ancora un decesso per un soggetto che poteva anche non essere in carcere in relazione alla sua posizione giuridica e stato di salute».

Donato Capace, segretario generale SAPPE, ne parla cosi in merito: «La situazione nelle carceri resta allarmante: altro che emergenza superata. Dal punto di vista sanitario è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità.

I problemi del carcere sono reali non sono problemi da nascondere come la polvere sotto gli zerbini, ma criticità reali da risolvere. Il numero dei detenuti in Italia è tornato a livelli di affollamento insostenibili, e le aggressioni, le colluttazioni, i ferimenti, i tentati suicidi e purtroppo anche le morti per cause naturali si verificano costantemente, spesso a tutto danno delle condizioni lavorative della Polizia Penitenziaria che in carcere lavora 24 ore al giorno. Con buona pace di talune dichiarazioni surreali, fatte da politici, ex politici ed associazionismo vario, che non rappresentano affatto la realtà quotidiana che si vive nelle nostre strutture detentive».

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