Ad Clicks : Ad Views : Ad Clicks : Ad Views : Ad Clicks : Ad Views : Ad Clicks : Ad Views :
adimage

Battipaglia, blitz della DDA: tre fermi per estorsione e l’incendio di via Turco

/
/
/

Tempo di Lettura: 5 minuti

Battipaglia, blitz della DDA: tre fermi per estorsione e l’incendio di via Turco

La vittima avrebbe rifiutato di spacciare droga per il gruppo criminale. Poi le richieste di denaro e, dopo lo stop ai pagamenti, il rogo di tre auto. Per gli inquirenti l’incendio sarebbe stato commissionato in cambio di cinque grammi di crack.

BATTIPAGLIA – Prima le pressioni per costringerlo a spacciare droga, poi le richieste di denaro e infine l’incendio di tre automobili. È la ricostruzione al centro di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno che ha portato, all’alba di oggi, al fermo di tre persone, di 35, 40 e 48 anni, tutte originarie della Piana del Sele.

Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Battipaglia nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, i reati di estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, aggravati dal metodo mafioso.

Dalle pressioni al “pizzo”

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vicenda sarebbe iniziata nel gennaio scorso e avrebbe avuto come vittima un uomo di 52 anni residente a Eboli. L’uomo, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato sottoposto a ripetute intimidazioni con l’obiettivo di convincerlo a entrare nel circuito dello spaccio gestito dal gruppo criminale.

Di fronte al suo rifiuto, le pressioni si sarebbero trasformate in una richiesta estorsiva: 500 euro alla settimana oppure una somma da corrispondere a titolo di “pizzo”.

La vittima avrebbe effettuato tre pagamenti, per un totale di 450 euro, prima di interrompere definitivamente i versamenti nel giugno 2026. È proprio dopo lo stop ai pagamenti che, secondo gli inquirenti, sarebbe maturata la ritorsione.

Il rogo del 4 agosto

Nelle prime ore del 4 agosto tre automobili parcheggiate nel piazzale del condominio dove la vittima viveva con un familiare sono state incendiate. Per la Procura salernitana, il rogo non sarebbe stato un episodio isolato, ma la conseguenza delle precedenti richieste estorsive.

L’indagine avrebbe inoltre individuato un presunto mandante: un uomo ritenuto promotore di un’associazione dedita al traffico di droga. Nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, in provincia di Campobasso, avrebbe continuato – secondo l’accusa – a impartire indicazioni e a rivolgere minacce attraverso profili social falsi.

A occuparsi materialmente dell’incendio sarebbero stati invece due complici.

Cinque grammi di crack per incendiare le auto

Tra gli elementi più inquietanti emersi nell’inchiesta c’è proprio la presunta modalità con cui sarebbe stato commissionato il rogo.

Secondo la ricostruzione riportata negli atti, uno degli esecutori avrebbe accettato di partecipare all’incendio in cambio di cinque grammi di crack.

Le intimidazioni, inoltre, non si sarebbero fermate dopo l’incendio. Il 7 agosto, uno degli indagati avrebbe inviato alla vittima un messaggio dal contenuto minaccioso. Successivamente, dopo un alterco tra la vittima e il presunto esecutore materiale del rogo, sarebbero arrivate ulteriori minacce rivolte anche al fratello di una persona che avrebbe contribuito a identificarne l’autore.

Il rischio di fuga e i legami all’estero

Il fermo è stato disposto, secondo quanto riferito nell’inchiesta, anche alla luce del concreto pericolo di fuga. Uno degli indagati avrebbe infatti mantenuto rapporti con ambienti criminali in Spagna e avrebbe potuto contare su una rete di coperture, oltre che sull’utilizzo di sistemi di comunicazione criptati.

L’operazione rappresenta dunque un nuovo fronte investigativo sul fenomeno delle estorsioni e del traffico di droga nell’area della Piana del Sele, con gli inquirenti impegnati a ricostruire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti.

Il provvedimento di fermo dovrà ora essere sottoposto al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari. Per tutti gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This div height required for enabling the sticky sidebar