Caro gasolio agricolo in Campania, l’allarme dell’AIC: «Danni per 95 milioni, servono risorse adeguate»
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Donato Scaglione chiede interventi concreti e un confronto urgente con la Regione. Nel mirino il caro carburante, i costi di produzione e le difficoltà della filiera floricola alla vigilia di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti.
SALERNO, 23 ottobre 2026 – Il caro gasolio agricolo e l’aumento generalizzato dei costi di produzione mettono sotto pressione le imprese agricole campane. A lanciare l’allarme è l’Associazione Italiana Coltivatori (AIC), che chiede interventi economici adeguati e un confronto urgente con le istituzioni regionali per affrontare una crisi che coinvolge numerosi comparti del settore.
Secondo una prima stima dell’associazione, il solo rincaro del gasolio agricolo comporterebbe per le aziende campane un aggravio economico compreso tra 90 e 95 milioni di euro. Una cifra che non comprende gli ulteriori aumenti legati all’energia, alle materie prime, ai trasporti e agli approvvigionamenti.
«Questa cifra riguarda esclusivamente il carburante: il danno complessivo per il comparto, tra maggiori costi di produzione e difficoltà logistiche, è ben più ampio e oggi difficilmente quantificabile», sottolinea Donato Scaglione, presidente regionale e provinciale e vicepresidente nazionale AIC.
Ristori e fondi nazionali, l’AIC chiede risposte concrete
L’associazione prende atto dei 13 milioni di euro individuati dalla Regione Campania per i ristori alle aziende iscritte al registro UMA, subordinati all’autorizzazione europea, e della ricerca di ulteriori risorse.
A questo intervento si aggiungono i 60 milioni di euro destinati all’agricoltura su scala nazionale, approvati dal Governo il 22 ottobre, con l’obiettivo di contribuire a sostenere le spese per il carburante.
Per l’AIC, tuttavia, sarà necessario verificare tempi di erogazione, criteri di accesso e capacità effettiva delle misure di rispondere alle esigenze delle imprese campane.
«Sono segnali da considerare con attenzione, ma bisogna verificare tempi, criteri di accesso e reale capacità di risposta alle esigenze delle aziende campane», evidenzia Scaglione.
Dall’olivicoltura alla zootecnia, in difficoltà l’intera filiera
Le ripercussioni della crisi interessano un’ampia parte del sistema agricolo regionale. Tra i comparti coinvolti figurano l’olivicoltura, l’ortofrutta, le colture a foglia, comprese quelle non destinate alla quarta gamma, le produzioni di quarta gamma, la zootecnia e il settore lattiero-caseario.
Particolarmente delicata è la situazione delle aree interne e montane, dove gli allevamenti devono fare i conti anche con le difficoltà di approvvigionamento dei mangimi e degli altri prodotti indispensabili per la gestione quotidiana degli animali.
Una condizione che, secondo l’associazione, determina ulteriori aumenti dei costi e mette a rischio la continuità delle attività produttive, soprattutto nelle realtà più esposte alle difficoltà logistiche.
Floricoltura in affanno alla vigilia di Ognissanti
Tra i settori maggiormente colpiti c’è anche la floricoltura campana, alle prese con blocchi dei trasporti e ostacoli alla commercializzazione delle produzioni.
La preoccupazione è legata soprattutto all’avvicinarsi delle ricorrenze di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti, un periodo particolarmente importante per il mercato dei fiori.
Il rischio, evidenzia l’AIC, è che numerose produzioni non riescano a raggiungere i mercati in tempo e finiscano al macero, provocando perdite economiche pesanti per le aziende agricole proprio in una fase decisiva per il fatturato annuale.
Richiesto un confronto urgente con la Regione Campania
Per affrontare l’emergenza, l’AIC ha trasmesso il 20 ottobre una richiesta di incontro all’assessora regionale all’Agricoltura. Con una successiva missiva indirizzata al presidente della Regione, l’associazione ha inoltre sollecitato un confronto urgente con la propria rappresentanza e con il Tavolo agroalimentare.
Quest’ultimo, già riconosciuto e coinvolto dalle precedenti amministrazioni regionali, non risulterebbe essere stato coinvolto negli incontri promossi dall’attuale amministrazione, secondo quanto riferito dall’associazione.
La richiesta è quella di aprire un dialogo che coinvolga tutti i soggetti rappresentativi del mondo agricolo e agroalimentare, affinché le misure di sostegno tengano conto delle diverse esigenze territoriali e produttive.
«Mai come in questo momento serve una reale unità d’intenti tra le istituzioni e tutti i soggetti rappresentativi dell’agricoltura e dell’agroalimentare. La crisi richiede il contributo di tutti, senza esclusioni», conclude Scaglione.
E aggiunge: «Non chiediamo privilegi: chiediamo ascolto, pari dignità istituzionale e interventi concreti».
Per l’AIC, la priorità resta dunque individuare risorse adeguate e attivare un confronto istituzionale capace di dare risposte tempestive alle imprese, tutelando la continuità produttiva e la tenuta economica dell’agricoltura campana.