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Luci d’Artista, polemica non stop: anche Dante Santoro interviene

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Tempo di Lettura: 3 minuti

SALERNO. «Apro i giornali nella speranza di leggere qualche notizia positiva, spero nel “miracolo” di leggere qualcuno della maggioranza che annunci finalmente interventi concreti, come le potature lì dove gli alberi si sono impossessati dei balconi dei poveri salernitani o di manutenzione stradale in una città in cui ormai si pratica lo sport del salto alla buca.

Invece questa volta si sono superati. Infatti con un comunicato, ben 5 consiglieri di un gruppo della maggioranza hanno deciso di fare gli avvocati difensori, senza titolo, dell’artista delle luci che ci hanno appioppato a Pastena, consigliandomi addirittura di chiedergli scusa per averle definite luci da sagra».

Con queste parole il consigliere di Giovani salernitani-Dema, Dante Santoro, risponde al gruppo di maggioranza che ha “difeso” le installazioni luminose della zona orientale.

«In primis consiglio agli apprendisti avvocati una lettura della nostra Costituzione che al primo comma dell’articolo 21 cita testualmente “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e proprio nel rispetto della mia libertà d’espressione gli ribadisco che quelle luci, le avesse fatte pure Picasso o Van Gogh, per me restano assolutamente di cattivo gusto – continua Santoro – con tanti argomenti da trattare (e c’è l’imbarazzo della scelta con tutti i danni che il governo della loro maggioranza sta facendo in città) i cinque consiglieri dello stesso gruppo hanno maturato un pensiero unico tale da diramare un comunicato comune contro di me.

Il pensiero unico, e non la libertà di pensiero, è proprio il problema vero della politica della nostra città. C’è da sottolineare anche che le stesse installazioni sono state utilizzate nel lontano 2011 a Pompei, cosa ancor più grave, prova che siamo diventati luogo di “riciclo”.

Resta poi da capire il perché siano sempre le stesse da anni e quanto effettivamente queste luci d’artista di importazione costino ai salernitani. Io voglio il bene della mia città – conclude Santoro – e per questo faccio e dico ciò che reputo giusto, il resto sono fenomeni di “pappagallismo politico” di cui Salerno non ha proprio bisogno».

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